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Dalla metà di luglio 2014 si complicherà la procedura per l’esportazione dei veicoli.

 

Infatti per far oltrepassare definitivamente un veicolo dai confini nazionali, sarà obbligatorio fornire un documento di immatricolazione all’estero o la carta di circolazione del paese di destinazione se il veicolo verrà utilizzato o venduto. Nel caso si intenda invece radiare il mezzo dal registro sarà necessario presentare un documento di trasporto o una bolla doganale, unite al libretto, al certificato di proprietà ed alle targhe italiane.

Non cambia però la norma che vieta l’esportazione di veicoli sottoposti a sequestro, ipoteca o a pignoramento, che di fatto non sono beni nella disponibilità del proprietario, e che quindi non possono essere venduti o ceduti senza l’autorizzazione delle autorità o del creditore.

Le nuove procedure si sono rese necessarie per contrastare l’esportazione di veicoli di cui si era dichiarata la demolizione; una pratica scorretta ma registrata con una certa frequenza dalle istituzioni italiane.

La richiesta di cancellazione al Pra deve avvenire entro sessanta giorni dall’esportazione, previa l’impossibilità di cancellare il veicolo dai registri nazionali. Ne consegue inoltre che l’iter di cancellazione non potrà prendere il via prima dell’esportazione.

L’Assodem, l’associazione dei demolitori, aveva lanciato l’allarme per la scomparsa delle auto radiate per l’esportazione. Secondo l’associazione molte di queste auto, nonostante la formale radiazione, non lasciano i confini nazionali. Sono stati riscontrati casi di auto re immatricolate con targa estera, che continuano però ad essere utilizzate sul territorio nazionale italiano. Il fenomeno sembrerebbe particolarmente diffuso per le auto di grossa cilindrata, che in questo modo sfuggirebbero agli accertamenti sui redditi del proprietario ed eviterebbero inoltre di corrispondere il bollo auto.

Sempre stando a quanto affermato dall’associazione, alcuni di questi veicoli alimenterebbero inoltre il mercato nero dei pezzi di ricambio.

Il provvedimento illustrato ha quindi l’obiettivo di impedire questo tipo di illeciti.

Tuttavia esso non ostacolerebbe un altra tendenza, cioè quella di esportare i veicoli da demolire per evitare così di dover rispettare le norme nazionali in fatto di smaltimento.

I veicoli verrebbero quindi distrutti in paesi con norme ambientali meno stringenti, come ad esempio gli stati dell’est europeo o dell’Africa settentrionale, vicini dal punto di vista geografico ma ben distanti per quanto riguarda la tutela dell’ambiente.

Oltre al danno per l’ambiente, l’associazione dei demolitori ha fatto notare come il fenomeno rappresenti anche un danno dal punto di vista economico per gli operatori nazionali del settore, tenuti a rispettare precise normative che vengono talvolta eluse anche nel nostro paese.