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Arte in Repubblica ceca
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Arte in  Repubblica Ceca

La repubblica Ceca di formazione recente (1° gennaio 1993) è costituita da due regioni: la Boemia e la Moravia.

La sua cristianizzazione è avvenuta per opera di due santi fratelli Cirillo e Metodio, i quali, nell’863, venuti da Bisanzio su invito del Re Rotislao, posero le basi non solo della fede, ma anche di una caratteristica pietà mariana tutta permeata di fiduciosa bontà materna.

Innalzarono numerosi santuari, come quello molto significativo della “Madre dell’Unione” di Velehrad, dove il vescovo S. Metodio fu sepolto dietro l’altare dedicato alla Madre di Dio.
L’esempio dei due fratelli fu imitato dai successivi vescovi, da vari Re e fondatori di monasteri, conventi, chiese cattedrali e parrocchiali. Così S. Adalberto, secondo vescovo della città di Praga (982-997), fondò a Bresnov il primo monastero benedettino con una grande chiesa consacrata a Maria e compose e raccolse dei canti mariani in lingua volgare, di cui uno si canta ancor oggi durante il Santo Sacrificio della Messa: “Maria, madre amabile, tu sei una regina onnipotente, prega per noi il Signore tuo figlio”.
Al tempo dell’imperatore Carlo IV  (1346-1378), chiamato “Padre della Patria” e distintosi per la sua grande devozione alla Madonna, s’introdusse l’uso delle Messe “mattutine” in onore della Santa Vergine, celebrate prima dell’aurora con una vasta partecipazione di fedeli che si comunicavano e cantavano inni sacri.

Venivano spesso da lontano e portavano ognuno una lucerna, perché a volte dovevano attraversare montagne coperte di neve o addentrarsi in sentieri boscosi e strade scoscese e poco praticabili.
Nel 1348 i professori e gli studenti dell’università di Praga già scrivevano argomenti e tesi di laurea sull’Immacolata Concezione; nel 1378 riuscirono ad ottenere dal piissimo Re Carlo IV la celebrazione annuale della festa.
La prima crisi: Hus
All’inizio del 1400, questo fervore mariano conobbe battute di arresto, soprattutto in Boemia, a causa della predicazione dell’eretico Giovanni Hus (1369-1415), che suscitò un movimento di massa contro la Chiesa cattolica romana e contro l’imperatore.

La straordinaria diffusione delle sue idee portò allo scoppio delle guerre hussite (1419-1434), durante le quali i suoi fanatici seguaci si scagliavano con furore contro chiese, santuari e conventi per spogliarli delle loro ricchezze ed incendiare altari e immagini sacre.

Dopo questi anni tempestosi, la vita religiosa riprese nel popolo il suo ritmo e si diffuse dovunque l’uso di suonare l’Ave Maria, detta nella lingua ceca “Klekànì”, cioè preghiera recitata in ginocchio.

Così nelle visite pastorali il vicario generale controllava se il parroco aveva soddisfatto l’impegno di suonare la campana al mattino e alla sera in onore della Santa Vergine. A Praga, la “Città delle cento torri”, per evitare che il popolo s’inginocchiasse più volte sulle piazze, si ordinava che tutte le chiese suonassero insieme dopo il segnale dato dal campanone della chiesa dedicata alla Santa Vergine.

Tale pio uso durò a Praga fino al tempo dell’imperatore Rodolfo II  (1552-1612). In Moravia, nel 1605, il Sinodo diocesano di Olmütz stabilì che “al suono della campana, tutto il popolo piegasse il ginocchio e pregasse il Cristo nostro Signore e la Santa Vergine Maria”.

Dai tempi più remoti fino al secolo XIX le sentinelle notturne annunziavano le ore sulle torri, dicendo: “Gloria al Padre celeste, al suo Figlio diletto e allo Spirito Santo. È mezzanotte. Ave Maria!”.
La seconda crisi: il protestantesimo
Durante la Riforma luterana il culto mariano subì una seconda crisi, ma fortunatamente essa fu risolta con la sconfitta degli eserciti cechi nella battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620), vinta dai cattolici sotto la guida dell’imperatore Ferdinando II e ricordata nella storia con l’erezione a Praga della chiesa dedicata a “Maria Victoria”, Santa Maria della Vittoria, nota nel mondo perché custodisce dal 1628 la famosa piccola statua del Bambino Gesù.

La protezione di Maria, il giardino di Maria
I Gesuiti, sotto la protezione degli Asburgo che perseguitavano gli hussiti e i luterani boemi ribelli, restaurarono il cattolicesimo romano e si servirono intensamente del culto mariano attraverso l’istituzione di Congregazioni o Compagnie di Maria nei loro collegi e nelle loro chiese. Riaprirono un gran numero di santuari soppressi o abbandonati; rimisero in venerazione immagini nascoste durante le persecuzioni e ricrearono l’antico entusiasmo popolare per la Madre di Dio.
Il ritorno alla fede genuina produsse fra i Cechi, nei secoli XVII e XVIII, la coscienza che essi erano i “protetti” di Maria e che la loro terra era il “Giardino di Maria”. Da qui il loro desiderio di vederla dappertutto: nelle case, sulle strade, nella letteratura, nella musica, nell’arte. Numerose colonne in pietra, dedicate alla Madonna, furono erette un po’ dovunque nelle piazze delle piccole come delle grandi città e perfino nei villaggi più modesti. Là più celebre colonna mariana è quella di Praga, che risale al 1652

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Una pia tradizione, nelle feste della Vergine e, in qualche parte, anche tutti i sabati, invitava il popolo a portarsi in processione a queste colonne per offrire fiori e recitarvi le litanie lauretane; spesso vi prendevano parte il Capitolo delle chiese cattedrali e qualche volta anche il Re e l’imperatore.